IL TEMPO DELLE
ZANZARE
Il tempo sciacquò le dita
sfuggendo dall’inquieto
occhio
per perdersi nei meandri
oscuri
di una dolce stalla
abbandonata
In lontananza udii pavoni
impegnati
nel loro canto prediletto
mentre sopra la testa mia
un ragno e una falena
si studiavano guardinghi
Alla fine quel fantastico
architetto
rinunciò alla sua preda
optando per una pacifica
panoramica sul mio soffice petto
La bellissima armonia
dall’altura della sua
felicità
ci osservava incredula
baciandomi di sguardi
Ora le dolci zampette
solleticano il mio corpo
creando il leggio per le
note
iniziandoci alla melodia
Il sesso si inturgidisce
il ramo prende voce e
le fantasie volano
in una idilliaca spirale
scaldando all’eccesso
sto animo inerme.

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