18 agosto 2015

Il nostro pane quotidiano

Riflessioni estive.

Il nostro pane quotidiano 

Noi come il grano
Il mulino come la vita
I bambini come la farina
Le mani come il lavoro.

Il lavoro nobilita l'uomo



 

8 agosto 2015

Ironia


Sono cresciuta annusando i sacrifici degli altri, guardando genitori che inseguivano la carriera con la scusa della famiglia. Senza la presenza di nessuno, in una malattia involontaria ma esistente generavo preoccupazione e dialogo asfissiante SOLO quando stavo male. Ognuno pensava a se, oppure pensava agli altri facendo finta di pensare a se. Il risultato non cambiava.
Sono cresciuta e questo importa, mi porto strascichi, come tutte le persone, come loro e come le persone della famiglia.
Negli anni ho imparato che o faccio come loro o chiudo gli occhi e vado oltre. Mi sono salvata e salvaguardata per sei anni, poi il destino mi ha riportato alle origini. Forse era destino e si sta attuando la regola della ruota.
Ora, ma proprio ora più che mai la situazione è critica. Ho bisogno, tutti hanno bisogno ma ognuno pensa a se. Io penso agli altri, è inevitabile, è la mia natura, è ciò che nonostante tutto ho sempre fatto.  Vorrei che qualcuno, anche solo per finta mi dicesse :" non ti preoccupare, ci sono io. Come posso aiutarti? Ci sono io, come tu ci sei sempre stata." Ma non è così, non si vede e non si sente nessuno, anzi anche in quel caso sto diventando intollerante. 
Per fortuna ci sono gli amici.
Sono orgogliosa e non voglio fare pena a nessuno. Piango di nascosto, anzi piangevo di nascosto, ora non riesco più a trattenermi. Porca miseria non mi controllo più e soprattutto vicino alle persone che mi dovrebbero potrebbero aiutare non reggo. Devo scappare via, oppure con chi mi ama veramente riesco a sfogarmi. Non cambia molto ma mi aiuta. Vorrei essere come tempo fa, quando ridevo ed esorcizzavo tutto. M'interrogo sulle motivazioni, ho qualche opzione credibile e probabile ma anche in questo caso è inutile. Ho provato più volte a ripetere : "Posso fare tanto, conosco benissimo, vorrei farlo ma non me lo lasciano fare." Scuse, scuse ed io non ne posso più. 
Il mio ottimismo sta lasciando spazio ad un realismo che non mi aiuta. Mi sono sempre imposta, anzi non mi è mai interessato niente di affari di famiglia, non mi è mai interessato di quello che facevano ed avevano gli altri. Forse è proprio questo che mi fa star male, sicuramente questo mi fa vedere chi si lamenta con occhi diversi e forse è anche per questo che mi aspetterei un po' di vicinanza e comprensione, invece non interessa, anzi ognuno parla di se. Sono sempre stata quella che ascoltava ma mi sono stancata, sono già troppo piena per i fatti miei.
Per fortuna ho delle amiche che mi vogliono bene.

La mia famiglia in passato ha aiutato tutti, o tanti. Bastava una telefonata, un incontro e poco dopo le persone erano sistemate. Perché per me non vale? Perché per gli altri si e per me no? Dov'è il problema? 
Sono malata? Non sono capace? Ci si vergogna? Si ha paura di fare brutta figura? 
È umiliante, sempre più umiliante, almeno qua e così. Se almeno fossi in un altro luogo, in un altro paese non sentirei questa pesantezza ed invece la sento tutta.
Sono combattuta, sto superando ogni limite. So che valgo, conosco bene le mie capacità, come anche i miei limiti.
Il mio problema è che non ho un fondo, non ho un appoggio, non ho una firma, non ho nessuno.
L'apparenza che brutta bestia. L'ho sempre odiata e più passa il tempo più la odio.
Sarà un periodo nero, infatti mi riempio di colori, provo a farmi condizionare da loro. Continuo a ripetermi che passerà e so che accadrà ... Il problema è aspettare.