25 gennaio 2013

Maturità



MATURITA’


È passata , è finita
l’angoscia del momento è ormai svanita
la felicità esiste.
Arriva inaspettata
come una dirompente mitragliata
che nel momento dello sparo
sta solo a te coglierla in mano
o lasciarla invano

Alcol



Alcol
 La sublimazione dell’ipocrisia
ti allunga la mano,
gentilmente te la offre
gesto di cortese conoscenza.
Te la stringe, si presenta
ti ascolta nel silenzio parlare
ti consola, ti sorride.
Con un gesto fraterno
ti posa una mano sulla spalla
e la titubanza inizia il suo smarrimento.
Strisciando dolcemente
le mani si allungano
coccolandoti ti dona la sua amicizia
la migliore che ci sia- a sentir lui –
La solitudine ti ha sopraffatto
l’inganno è in atto
ed ecco il passo è fatto.
Ti agguanta, ti azzanna
come una vipera incinta
ti riempie di infetto veleno.
Sei in gabbia
avvelenato da arido sangue
Dov’è il dottore, dov’è l’antidoto?
Esiste l’antidoto?

Amore



AMORE




Un giorno lo incontrai,

mi colse ,mi rapì

non opposi resistenza

a quella splendida tentazione

il suo calore mi nutriva ,mi bruciava

come un sole equatoriale.

Ora il mio pensiero

quando puntualmente si posa

su questa fiorita parola

ha svariate reazioni.

O sbocco una risata sarcasticamente vera

o malinconicamente rimembro

istanti di una vita svanita

poi una costante offusca i miei sensi.

Avrò ancora l’opportunità di godere

del suo inseparabile sapore?!!

Albero



ALBERO

 Quanti anni hai mio caro?
La tua figura slanciata e imponente
ad anni assai antecedenti alla nascita mia fa pensar,
il tuo corpo dagli eventi segnato
a un bimbo che guerre ha vissuto fa immaginar
e intro gli occhi vede ancor
Sette figli hai generato
nipoti troppi
se contar volessi il conto perderei
Le tue emozioni riflettono il vento
i tuoi umori mutano
 all’avvento delle stagioni
Effervescente e speranzoso
Abbondante e glorioso
Romantico e depresso
Triste e rassegnato
Quanti volti hai visto passare
quante voci hai sentito chiacchierare
Un giorno non guarderò più da questa finestra
non vedrò più la tua magnificenza
non sentirò più il farfugliare
 tuo e dei tuoi fratelli
ma mi ricorderò,
come una voce amica ti penserò.

Il Tempo delle ZanZare



IL TEMPO DELLE ZANZARE

Il tempo sciacquò le dita
sfuggendo dall’inquieto occhio
per perdersi nei meandri oscuri
di una dolce stalla abbandonata
In lontananza udii pavoni
impegnati
 nel loro canto prediletto
mentre sopra la testa mia
un ragno e una falena
si studiavano guardinghi
Alla fine quel fantastico architetto
rinunciò alla sua preda
optando per una pacifica
 panoramica sul mio soffice petto
La bellissima armonia
dall’altura della sua felicità
ci osservava incredula
baciandomi di sguardi
Ora le dolci zampette
solleticano il mio corpo
creando il leggio per le note
iniziandoci alla melodia
Il sesso si inturgidisce
il ramo prende voce e
 le fantasie volano
in una idilliaca spirale
scaldando all’eccesso
sto animo inerme.