Oggi è uno di quei giorni in cui vorrei sparire. Sparire nel nulla e fare finta di nulla. Vorrei essere in grado di non sentire quel senso di vuoto logorante nel centro dello stomaco. Vorrei non sentire l'esigenza di ingurgitare qualsiasi cosa nella speranza di acquietare il mio malessere.
E' sempre così ci avviciniamo al Natale e tutto diventa difficile. Il periodo dell'anno in cui le famiglie trovano la felicità, il senso di comunione e di condivisone per noi diventa una pesantezza. Non ho ancora compreso se sia la medesima cosa per mio marito ma non mi sembra, non credo; ed anche questo la dice lunga...non sapere di preciso emozioni del proprio marito non è normale, credo. Anche questo sottolinea frasi sfuocate, ma del resto non credo neppure che lui conosca le mie e tante volte ho la sensazione che neppure gli interessi.
La mia famiglia di origine è atipica, almeno lo fu in passato, ora lo è meno. Genitori divorziati, figli a loro modo scappati, sofferenze ed esperienze trasfigurate e trascinate. Schemi familiari incollati come scimmie malefiche dietro la schiena che premono, premono e faticano a staccarsi. Tutto qui. Riassunto veloce, conciso ma esaustivo. Per uno, nessuno e centomila.
Così ci troviamo qua. Mio padre ieri ha mandato un messaggio in cui diceva che quest'anno a Natale sarebbe andato in montagna. Bene, ha ragione di riposare, di staccare ma non capisco e sinceramente credo che sia una scusa. Come al solito dietro c'è qualcosa, come al solito qualcuno deve soffrire e perché? Egoismi, menefreghismi, tutti ismi e chi ci rimette sono i più sensibili. Ora sto così, piango e penso che dovrò spiegarlo alle mie figlie, penso che dovrò trovare il modo di giustificare senza fare trasparire emozioni negative, mi sforzerò ma non so se ci riuscirò. Il natale, il giorno di Natale è l'unico in cui si mangia tutti insieme, l'unico in cui tutti i nipoti stanno insieme, l'unico momento in cui gli regaliamo un apparenza di "famiglia". Vorrei arrabbiarmi ma non ci riesco, non ho più la forza di arrabbiarmi, così piango, piango ininterrottamente come non ho mai fatto. Ognuno ha le sue ragioni ma almeno in questo giorno mettere da parte gli egoismi personali credo che dovrebbe essere dovuto.
Mia madre vuole stare con il suo compagno, una persona che non mi piace, una persona che ho dovuto sopportare quando ero ragazza ma adesso non sopporto. Mi trasmette sensazioni totalmente negative, mi trasmette qualcosa di scuro, cupo e non mi piace. non m'interessa che stia con mia madre, anzi meglio così ha il suo badante e non rompe, più o meno. Mi spiace solo perché le mie figlie quando vanno da lei frequentano anche lui. Lui è un ruffiano, è un ammaliatore, è subdolo ed intelligente. Capisce quello di cui gli altri hanno bisogno e glielo offre per inbuonirseli. In passato ci ha provato anche con me, ovviamente, in parte gliel'ho permesso ma realmente il suo lato oscuro non mi è mai piaciuto e non mi piace. Mia madre come al solito quando deve scegliere non ha mai fatto fatica ma ho sempre sperato che con le nipoti potesse essere diverso. Già ha dei problemi con le nipoti e tanto per cambiare non se ne accorge, così qualcuno ci rimane male, qualcun'altro s'ingelosisce e qualcuno decide di punto in bianco che tutto torna o bianco o nero ed i bambini non capiscono e gli adulti cercano di dare risposte che dovrebbero dare altri. Non ne posso più! Vorrei andare via.
Mio padre, stanco perché a settantatré anni il terremoto l'ha ripiombato nel vortice del lavoro. Un lavoro che ha dovuto salvare e che ha riiniziato a non farlo dormire. Un lavoro che sta portando avanti per salvare noi, i nipoti e per ultimo lui. Quest'estate gli ho detto" Non ti devi preoccupare per noi, forse è meglio dichiarare il fallimento invece che tirare avanti così. Non è giusto, cerca di stare sereno." Lui ha guardato in basso ed ha detto " Non lo faccio per voi, almeno non solo, lo faccio perché ho una dignità." Sicuramente è vero e forse è solo quello il motivo, ma onestamente non credo. Mio padre è sempre stato un ottimo attore, l'ha sempre dovuto fare e credo abbia anche imparato molto bene. E' stato una di quelle persone, fin da ragazzo, investito da tutte le responsabilità che sarebbe state di competenze esterne. Proviene dalla classica famiglia patriarcale con un padre padrone che però ha un totale rispetto delle moglie, almeno spero. Mio nonno è sempre stato un iper lavoratore. Una di quelle persone instancabili, il più vecchio di tre fratelli che da Crevalcore, negli anni '40 venne a a San Felice per cercare lavoro e negli anni '60, insieme ad i suoi fratelli aprì una delle prime aziende in paese. Azienda che tutt'ora esiste, azienda con una storia, azienda che ha dato da vivere alla nostra famiglia ma anche a tantissime altre. Il novanta per cento dei sanfeliciani è passato per di lì, anche solo per una stagione ma ci è passato. E' sempre stata una persona insaziabile ed ambiziosa. Ha sempre lavorato sacrificando la famiglia, con gli anni ho compreso che, probabilmente, si è rifugiato nel lavoro per cercare di appagare mancanze esterne e colmare incapacità gestionali. E' tutto normale, forse, è tutto legittimo, forse. Siamo il prodotto di ciò che annusiamo e respiriamo dall'inizio della nostra esistenza. Immaginatevi prodotti di prodotti di prodotti....altro che equazione, disequazioni, funzioni... è proprio vero che è tutto governato dai numeri. Il problema serio è quando non si riesce a trovare la soluzione. Meglio insistere quando è piccolo o passare oltre? E se non trovi la soluzione cosa ti comporta?

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