L'anno scorso il 31 maggio, in anticipo rispetto agli altri anni, siamo andate in "vacanza" in abruzzo. Una regione, una storia. Un paese, Tortoreto Lido che nel 2009 ospitava i terremotati dell'Aquila. Persone scappate e scampate al 6 aprile. Persone che all'epoca guardavo con compassione, situazioni e sguardi assenti che cercavo di spiegare alle bimbe che incuriosite chiedevano. Solo l'anno scorso mi resi conto, provai, forse in parte, certe emozioni. Magari quella signora che girava sempre in camicia da notte era, non solo senza casa ma anche la mamma di uno dei 309 morti rimasti sotto le macerie. Magari aveva perso tutta la famiglia e se così fosse non potrei mai sostenere di capire. No non capisco e ringrazio Dio per non essere in quelle condizioni. Piango e soffro per loro, prego per loro e ringrazio il Signore per il dono che ci ha fatto.
Tornando in quel luogo, con il terremoto dentro, tutto era diverso. Ora eravamo simili e probabilmente se ci fossimo incontrati ci saremmo riconosciuti, come del resto è avvenuto con altre persone della bassa. Ti riconoscevi per sguardi, per reazioni. Se in una gelateria non eri l'unica che si voltava di scatto con gli occhi sgranati, in attesa, perchè passava un camion o tiravano giù una saracinesca di scatto, bè eri un terremotato ed almeno ci si guardava si sorrideva e si esclamava "bene". Anzi si percepiva pure un senso di solievo perchè non si sentiva neppure il bisogno di giustificarsi. Già!
Tutto questo per dire cosa? hehehehe (Stringi Manu, stringi)
Nonostante tutto una domenica di giugno abbiamo anche pensato di fare una gita nel Parco Nazionale del Gran Sasso e quindi siamo passati per l'Aquila. Non sono in grado di spiegare l' impasse emotiva di quel viaggio ma è un'ennesimo segno sul mio corpo. Al solo vedere la scritta della città , in autostrada, rigoli salati, singhiozzi e sguardi forzatamente alti offuscavano la strada con il cuore aperto. wowwww
(Per fortuna guidava Edo)
Ricordo quando al Metropolitan Museum a vedere Guernica ed altri quadri raffiguranti la seconda guerra mondiale dovetti sedermi perchè Stendhal mi stava assalendo. Potrebbero sembrare discorsi scollegati ma in realtà le intensità erano decisamente simili, anche se il presente ha sempre un peso diverso rispetto al passato e quando si trema, trema tutto.
Vedemmo la periferia dell'Aquila, container e casette di legno ovunque, era tutto molto triste. Era il chiaro sguardo sul nostro futuro, anche perchè a distanza di quattro anni non è cambiato nulla.
Ci fermammo a mangiare a Campotosto, un paesino sopra all'Aquila dove ci raccontavano che non è cambiato nulla, che le case non sono state ricostruite, la chiesa è inagibile ma non si sa cosa accadrà, i soldi non sono arrivati e molti sono scappati. La titolare della pizza al taglio , una signora bassina, occhiali sguardo sveglio e tenace era loquace, la classica commerciante ciacarona. Dopo due parole ci aveva già nasato, un pò perchè appena arrivati ci siamo tutti bloccati a guardare quello che aveva scritto sul muro, un pò perchè le bimbe nominavamo il terremoto un minuto si ed uno no. E' stata talmente carina che ci ha fatto lo sconto e ci ha offerto una birra....condivisione. Quando vivi le stesse situazioni non puoi rimanere indifferente, è impossibile. Quel gesto gentile, comprensivo, ci ha riempito il cuore.
Una bella ed intensa giornata. Indimenticabile!

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